L’Arco di Costantinopoli tra storia e leggenda
Sull’edificazione di questo manufatto di Gioia del Colle storia e leggende si fondono al punto tale che non sappiamo esattamente a quale di queste dare maggiore credito. Già sulla intitolazione di questo Arco non abbiamo notizie certe. Di certo c’è che l’Arco è ubicato nel nucleo più antico di Gioia del Colle, quello bizantino, dove […]

L’Arco di Costantinopoli
Sull’edificazione di questo manufatto di Gioia del Colle storia e leggende si fondono al punto tale che non sappiamo esattamente a quale di queste dare maggiore credito.
Già sulla intitolazione di questo Arco non abbiamo notizie certe. Di certo c’è che l’Arco è ubicato nel nucleo più antico di Gioia del Colle, quello bizantino, dove sono presenti quasi tutti gli altri Archi più antichi del nostro paese: Mastrocinto, Serpente, Nardulli, Gelso, Cimone, San Nicola.
Su questo argomento a febbraio del 2010, su questo stesso sito, avevo riportato le seguenti notizie, consultabili digitando: https://www.gioiadelcolle.info/gli-archi-parte-i/.
Verso il secolo XVII, sotto quest’arco gli abitanti della zona avevano fatto dipingere in una nicchia l’icona della Madonna di Costantinopoli, che veneravano con particolare devozione. Per questa particolare circostanza l’arco, che inizialmente probabilmente era denominato del Catapano, prende il nome della Madonna di Costantinopoli.
La suddetta immagine, rovinata dal tempo è stata dipinta su tavola nell’anno 2005, sul disegno originale, da parte del pittore Sergio Gatti e, dopo essere stata da lui donata a nome dell’Associazione Artistica e Culturale Artensione, è stata riposta nella nicchia che conteneva il primitivo affresco.

Icona della Madonna di Costantinopoli, posta in una nicchia sotto l’omonimo Arco
L’Arco dalla parte esterna è caratterizzato da una botte ribassata che parte da circa mt.1,70 dal livello stradale, mentre la parte interna è poggiata su un basamento in pietra posto a circa cm.50 dal suolo; da questo parte l’arco terminale, a sesto leggermente acuto, in pietra per circa un metro e in tufo per la restante parte.
Sul lato destro, in prossimità dell’arco interno è visibile la parte superiore di un pregiato portale a sesto acuto, attualmente murato. Sempre sullo stesso lato sono visibili quattro blocchi in pietra con un foro centrale, incastonati nella parete, utilizzati un tempo per “fermare” le briglie dei cavalli.
Probabilmente il basamento dell’Arco e il portale murato un tempo erano stati costruiti più in profondità rispetto all’attuale piano stradale, che si è innalzato col passare dei secoli a causa dell’accumulo di terra o di depositi domestici.
Subito dopo aver varcato l’ingresso dell’Arco si avverte l’armonia di una corte, che appare come una bomboniera per la presenza di elementi architettonici curati tra di loro e che si armonizzano artisticamente senza eccessive superfetazioni o inutili orpelli, che racchiude ciò che è necessario agli abitanti del Largo.
Al centro della corte esiste ancora un pozzo del secolo XVI, che era a sevizio degli abitanti all’interno dell’Arco. Il nome, che ricorda l’omonima Madonna e quindi l’influsso religioso bizantino, costituisce la conferma delle origini del nostro Comune e del periodo della dominazione bizantina a Gioia.
Sulle origini greco-bizantine del casale di Ioha è possibile consultare lo studio del prof. Mario Girardi “Santa Sofia. Le origini del culto e la diffusione in Italia meridionale e in Puglia” pubblicato nel testo “Gioia una città nella storia e nella civiltà di Puglia”, vol. I, Schena editore, Fasano, 1986.

Porta murata e blocchi in pietra con foro centrale per le briglie dei cavalli
Nella corte si può ammirare anche una balconata seicentesca, con colonne lavorate, sostenuta da vistose mensole, la cui mole fa pensare all’abitazione di una nobile famiglia che originariamente doveva abitare quel sito, probabilmente quella del Catapano, ossia l’alto ufficiale bizantino, governatore di province, dal sec. 10° in poi, identificato come il governatore bizantino residente in Bari.
Sulla parte retrostante la balaustra è visibile un’artistica apertura, oggi murata, che mette in mostra il contorno di una originaria finestra, che con la sua lavorazione in tufo carparo crea un piacevole ed armonico gioco cromatico con l’imbiacatura a calce della parete circostante.
In tutta la corte si respira aria di libertà, di pacifica convivenza e di fratellanza. La presenza dell’apertura murata all’interno dell’Arco sembra voler indicare che l’utilizzo della corte era consentito anche a chi non aveva l’accesso diretto attraverso l’Arco, ma anche a qualche famiglia la cui abitazione era ad esso confinante, per poter condividere l’utilizzo dell’acqua del pozzo o lo scambio di prodotti, di condivisione di storie e di esperienze domestiche, lavorative o familiari.

Il pozzo al centro della corte e in fondo il balcone seicentesco
Di seguito riporto la ricerca del nostro concittadino, l’insegnante Giuseppe Montanarelli, dal titolo L’Arco di Maria Santissima di Costantinopoli a Gioia del Colle.
Secondo la tradizione leggendaria locale quando l’icona della Madonna di Costantinopoli, copia di quella venerata a Bari, giunse a Gioia del Colle il primo Martedì del mese di Marzo dell’anno 738 d.C., venne collocata temporaneamente sotto l’Arco del Catapano, in attesa che fosse portata nella Cappella di Santa Maria del Casale, perché un violento nubifragio si era abbattuto sul Borgo Gioiese.
Si racconta che l’arco fosse pericolante e che i Gioiesi temettero per l’incolumità dell’icona, in quanto presentava numerose crepe. Nonostante i timori, l’icona venne tenuta per l’intera notte sotto l’arco. Il giorno seguente, quando i fedeli si si recarono per rimuovere l’icona, si accorsero che l’arco sembrava come nuovo senza neanche la presenza delle pericolose crepe.
Il Popolo considerò il restauro prodigioso e qualcuno riferì di aver visto nella notte una bella Signora con un Bmbino tra le braccia, che per tre volte toccava i muri dell’arco.
L’intera zona fu considerata sacra e dopo la nuova sistemazione dell’icona, divenne un luogo di pellegrinaggio dei fedeli di rito greco-ortodosso.
Nel giorno della festa bizantina della Madonna, l’arco veniva addobbato con fiori, drappi e candele, creando una sorta di competizione con i fedeli cristiani che invece avevano scelto come luogo di pubblica venerazione della Vergine di Costantinopoli l’Arco Nardulli o dei Patriarchi.
Pertanto l’Arco di Costantinopoli per le sue origini bizantine non venne considerato dai fedeli di rito romano. Dopo l’estinzione del rito greco-ortodosso e l’organizzazione della festa cristiana mariana curata dal Capitolo della Chiesa Madre, i Gioiesi riabilitarono l’Arco del Catapano, riproponendo la leggenda mariana, in modo da celebrare nel luogo, la festa dell’Ottava cristiana.

Quadro della Madonna di Costantinopoli , Chiesa di San Rocco
Infatti nel giorno festivo dell’Ottavario, coincidente anticamente con la festa di rito latino, la statua mariana, conservata in Chiesa Madre, transitava sotto l’arco e nel Largo attiguo, titolato anch’esso alla Madonna di Costantinopoli, veniva officiata anche la Santa Messa, l’inchino, la recita delle litanie mariane, la supplica a mezzogiorno e la benedizione solenne.
L’arco veniva addobbato con festoni vegetali carichi di agrumi. La festa dell’Ottava, per motivi di ordine pubblico, venne ridimensionata e poi soppressa. La memoria della leggenda dell’Arco del Catapano, comunque, non era stata dimenticata dai Gioiesi.
Infatti, storicamente, sotto questo arco, gli abitanti della zona, intorno al XVII secolo, avevano fatto ridipingere in una nicchia, l’icona della Madonna di Costantinopoli, che veneravano con particolare devozione.
Per questa particolare circostanza l’arco prese ufficialmente il nome della Madonna di Costantinopoli e l’attiguo largo venne chiamato Largo Costantinopoli.
L’immagine originale, rovinata dal tempo, è stata ridipinta e riposta nella nicchia in sostituzione del primitivo affresco. L’Arco della Madonna di Costantinopoli dalla parte esterna è caratterizzata da una botte ribassata che parte da circa 1,70 metri dal livello della strada, mentre la parte interna è poggiata su un basamento in pietra posto a circa 50 centimetri dal suolo.
Da questa parte si delinea l’arco terminale, a sesto leggermente acuto, in pietra per circa un metro ed in tufo per la restante parte.
Sul lato destro, in prossimità dell’arco interno è visibile la parte superiore di un pregiato portale a sesto acuto attualmente murato. Sempre sullo stesso lato sono visibili quattro blocchi in pietra con un foro centrale, incastonati nella parete, utilizzati un tempo per fermare le briglie dei cavalli.
Al centro della corte esiste ancora un pozzo del secolo XVI, dove si attingeva “l’acqua santa miracolosa della Madonna”. Si racconta che numerosi malati o infermi che avevano bevuto l’acqua del pozzo mariano, erano stati guariti e risanati miracolosamente per intercessione della Madonna di Costantinopoli.
I fatti prodigiosi contribuirono a diffondere il culto della Vergine in Città. Per queste ragioni il Popolo voleva elevare Gioia del Colle al titolo di “Civitas Mariae”.

Quadro con la Madonna di Costantinopoli, presente sull’altare della chiesa di Sant’Angelo
Il Clero locale cercò di contenere la divulgazione degli eventi miracolosi, per evitare disordini pubblici, religiosi e morali, controllando l’erogazione dell’acqua e ridimensionando i fatti prodigiosi.
Nonostante la Chiesa locale avesse vietato la distribuzione pubblica dell’acqua, che aveva creato non pochi problemi in quanto si era innescato un pericoloso “commercio illegale” di ampolle, nella Chiesa Madre, prima del crollo del campanile, si conservavano gli ex voto donati dai fedeli e dai miracolati alla Madonna di Costantinopoli.
Nel tempo si perse memoria degli eventi straordinari mariani. Indubitabile è che il nome dell’arco e della corte ricordano entrambi l’omonima Madonna e quindi l’influsso religioso greco- ortodosso e bizantino, che costituisce la conferma delle origini della Città e del periodo di dominazione bizantina a Gioia del Colle.
Inoltre nella corte si può ammirare una balconata seicentesca, con colonne lavorate, sostenuta da vistosi gattoni, la cui mole fa pensare all’abitazione di una nobile famiglia che anticamente vi abitava e che verosimilmente era proprietaria del miracoloso “Pozzo di Costantinopoli”.
Fonti: rev. prof. Don Vincenzo Angelillo, sig.ra Lucia Battaglia, sig.ra Maria Concetta Battaglia, prof. Giovanni Carano Donvito, rev. prof. Don Filippo De Crescenzo, mons. Don Franco Di Maggio, prof. Mario Girardi, rev. Abate Francesco Paolo Losapio, sig. Stefano Montanarelli, dott. Sergio Resta.
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18 Marzo 2025